È mercoledì sera. Sono le ore 22.00.
Tutti sono a letto e ho aspettato questo momento con una falsa calma per procedere, come un soldato che attraversa un campo minato, verso la cucina.
“Finalmente la confezione di biscotti al cioccolato che sognavo da stamattina! Poi c’è del cioccolato, spacchiamo metà barretta…Il miele! Infiliamo due dita nel vasetto. Voglio poi cinque o sei noci perchè tutto questo dolce è nauseante. La piadina rimasta da pranzo. Guarda un po’ qua, c’è il salame. Due o tre altri biscotti e poi 3 ovettini al cioccolato”.
Nebbia mentale.
Una pancia che scoppia dolorante.
“Ma cosa sta succedendo? Come ho fatto a mangiare tutte queste cose nel giro di tre minuti?” Mi fa male il ventre, non sento più il mio corpo. Porto altre due o tre caramelle a letto perchè tanto oggi la giornata è rovinata ma domani sarò bravissima.
Vi è mai capitato di vivere una scena del genere?
Forse non avete nemmeno fame. Guidate da una voracia inarrestabile la testa dice: “No, stai ancora digerendo il primo e il secondo, dammi tregua”, ma lo spiritello che si é impossessato del vostro corpo vi ha messo davanti a una confezione di biscotti farciti con panna e cioccolato e altri cibi molto grassi o molto zuccherati, cremosi o croccanti, altamente appetibili. Dolce e salato, salato e dolce. Un senso di fretta, furia e ottundimento scandiscono i vostri movimenti tra un alimento e l’altro.
La voglia di cibo non bussa alle porte della mente. Lei entra prepotentemente, senza chiedere permesso.
Sono scenari che avete vissuto parecchie volte, eppure avete il terrore di chiedere aiuto perché pensate che, non riuscirsi a controllare, sia motivo di vergogna.
Prende forma un dialogo interiore: “Se ce la fanno tutti, dovrei farcela benissimo anche io”.
Eppure non riuscite mai a mangiare SOLO una fetta di torta, ne volete sempre una seconda o una terza e diventate impazienti se non la mangiate subito.
“Come mai non riesco a fermarmi?”
Se vi dicessi che questa mancanza di controllo non dipende dalla vostra volontà, cosa pensereste? Se la voglia incontrollata di cibo che avete fosse una problematica che derivata dall’alterazione di un processo chimico normalmente presente all’interno del vostro corpo? E se le alterazioni che si verificano in questo processo fossero del tutto analoghe a quei cambiamenti che prendono forma nelle più comuni dipendenze che tutti conosciamo, come la dipendenza per il tabacco o quella per l’alcol?
Ebbene il cibo per certe persone agisce proprio come una droga, alterarando il nostro delicato sistema di piacere e ricompensa nel cervello. In particolare, alimenti come lo zucchero, le farine raffinate, i cibi fritti, oleosi e grassi sembrano agire in tal modo.
Molti food addicts (ossia cibo-dipendenti) inoltre, sono affetti dalla quantità di cibo ingerita: queste persone hanno bisogno di una grande quantità di cibo per “star bene”.
“Quindi è veramente possibile parlare di abuso riferendoci al cibo? O di cibo come sostanza di abuso?”
Facciamo un passo indietro: quali sono i criteri per poter parlare di “abuso di una sostanza”?
Secondo il DSM-5 (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders), ossia il manuale utilizzato dai clinici e dai ricercatori per diagnosticare e classificare i disturbi mentali, devono essere soddisfatti quattro criteri per potere parlare di abuso:
- Capacità di controllo compromessa (abbuffata, desiderio di smettere, tempo speso nella ricerca e nel consumo della sostanza, voglia o craving della sostanza);
- Deterioramento sociale (difficoltà nel gestire la vita sociale. Impegni e relazioni subiscono un impatto negativo a causa dell’abuso della sostanza);
- Uso rischioso (abuso persistente della sostanza nonostante l’individuo sia consapevole dei rischi e dei danni);
- Farmacologico (sviluppo della tolleranza e sintomi di astinenza dalla sostanza).
Un food addict ha principalmente a che fare con un physical craving, ovvero una voglia fisica, che però é falsa, poiché l’abuso di cibo lo induce a credere di avere assolutamente bisogno di certi tipi di alimenti. Ha un’ossessione mentale (falso pensiero) rivolto alla sostanza. Ha un senso del controllo o forza di volontà compromesso (non riesce a smettere di mangiare nonostante gli sforzi di smettere).
Potete riconoscervi o vedete qualcuno spuntare la lista dei criteri?
La dipendenza da cibo non è ancora stata inserita nel DSM-5 ma la comunità scientifica sta raccogliendo sempre più prove per riconoscere e favorire il suo inserimento in questo manuale insieme alle dipendenze “classiche”.
Abbiamo sentito parlare di bulimia, di binge eating disorder, di fame nervosa, di abbuffamento compulsivo ma, solo recentemente, si sta esplorando il cibo come vera e propria droga.
Nicole Avena, Robert Lustig, Vera Tarman e Nora Volkow sono solo alcuni dei nomi di ricercatori, dottori, neuroscienziati esperti nel campo della food addiction, che portano alla luce questo tema importante, ancora sconsociuto per molti.
Le loro preziose ricerche ci dimostrano perchè alcune persone hanno un rapporto così distruttivo col cibo.
Nonostante tutto, c’è speranza. Esistono strumenti che i professionisti che operano in questo campo ci consigliano, efficaci nel supportare un individuo nel suo rapporto col cibo. Possiamo utilizzarli per condurre una vita soddisfacente, che ben poco ha a che fare con la ricerca compulsiva di piacere, fonte per molti di autodistruzione.
Prossimamente esploreremo questi strumenti insieme.
Con la consulenza di Julia Soprani – Food Addiction Counselor
#behealthy