Vi è mai capitato di dover cercare un bagno con urgenza perché non ce la fate più a trattenere la pipì? O che vi sia scappata una goccina durante un attacco di tosse? Molte donne preferiscono non parlarne, si vergognano e rimandano all’infinito la visita dallo specialista, ma bisogna saperlo: l’incontinenza urinaria (o se preferite le perdite di pipì) è molto più diffusa di quanto si può pensare. E prima si interviene, meglio è! Come? Ce lo spiega la dottoressa Gabriela Baiocchi, ginecologa ed esperta nel trattamento di questa problematica.
Partiamo dai sintomi: quando dobbiamo chiamarla incontinenza e rivolgerci a uno specialista?
Il campanello di allarme è quando si fa un piccolo sforzo e si sente che qualcosa sta per uscire, anche se ancora non c’è la goccina di pipì. Questo è il primo segnale. La cosiddetta incontinenza da stress (a seguito di uno sforzo) si verifica nella maggior parte dei casi dopo il primo parto, non solo per la spinta del travaglio ma anche per il peso del pancione. Il punto è che il primo parto lo facciamo quando siamo ancora abbastanza giovani e abbiamo ancora tutti i nostri sistemi integri. Ci dicono che tutto poi torna alla normalità e così è, ma qualche lesione del pavimento pelvico si è comunque verificata. Finché un giorno, intorno ai 50-55 anni, vai a fare jogging o sollevi un peso e ti accorgi che qualcosa non funziona. Se non fai nulla devi iniziare a usare i pannolini, perché la capacità dell’organismo di riparare il danno diventa sempre minore con l’avanzare dell’età. Questa è la storia classica.
Come si può intervenire se non vogliamo arrenderci al pannolino?
Ci sono molte soluzioni che possono aiutare a gestire o addirittura migliorare la condizione. È fondamentale non ignorare il problema e parlarne con un medico.
Poi dobbiamo adottare uno stile di vita sano, vale a dire:
- controllo del peso, perché l’obesità aumenta la pressione sulla vescica
- non avere la tosse quindi non fumare e stare attente a salute cardio respiratoria
- fare attività fisica per mantenere sani i muscoli del pavimento pelvico e, subito dopo il parto, fare la riabilitazione di questi muscoli.
La prima linea di intervento è agire sullo stile di vita, la seconda è la riabilitazione motoria che però presenta alcune criticità: bisogna trovare persone che la insegnano molto bene e una volta che hai imparato gli esercizi devi continuare a farli per tutta la vita. La soluzione può essere utilizzare una tecnologia innovativa come la Radiofrequenza con EmpowerRF che stimola e tonifica i muscoli vaginali e pelvici, migliorando notevolmente il controllo urinario. Si tratta di un trattamento non invasivo e indolore, che può fare la differenza per molte donne. Con EmpowerRF, inoltre, è possibile effettuare dei protocolli combinati. La combinazione dei 6 manipoli permette infatti di personalizzare il trattamento sulla base delle esigenze della singola paziente. Come sottolineato, la Radiofrequenza non è assolutamente invasiva o dolorosa: si sente solamente una sensazione di calore e non sono previsti tempi di recupero.
In cosa consiste il trattamento con EmpowerRF?
Si tratta di una sorta di ginnastica passiva, indolore ma molto efficace poiché combina la Radiofrequenza con l’Elettrostimolazione. Una seduta dura circa 20/25 minuti ma il trattamento va personalizzato in base a tutta una serie di variabili che può valutare solo il ginecologo. La radiofrequenza permette di intervenire a livello preventivo, in una fase precoce, ma è quasi inutile se la situazione è già avanzata. Infatti questa tecnologia aiuta a riparare la funzione e non l’anatomia.
Quante sedute occorrono per trattare l’incontinenza?
Il numero di sedute varia a seconda della situazione personale, se occorre si possono fare anche dei cicli a distanza di tempo. La cosa importante è iniziare a prendere consapevolezza del nostro pavimento pelvico per non andare incontro a prolasso e incontinenza!
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